Le Attività di Accertamento

Compatibilità elettromagnetica

Le apparecchiature soggette a requisiti di compatibilità elettromagnetica se sono sicure e conformi alle normative vigenti, devono poter circolare liberamente nel mercato unico comunitario.

Per essere conformi tali prodotti devono possedere requisiti formali e requisiti di sicurezza fissati dalle normative di settore. La conformità dei prodotti immessi in commercio é dichiarata dal fabbricante che appone la marcatura CE previa predisposizione del fascicolo tecnico di cui all’allegato IV del D. Lgs. 194/2007; non é richiesto dalla normativa l’intervento obbligatorio di Organismi Notificati prima dell’immissione in commercio.

In questo quadro, la vigilanza del mercato é essenziale per contribuire al corretto funzionamento del mercato: solo prodotti conformi devono poter circolare.

 

Definizioni e ambito di intervento delle Camere di Commercio.

L’obiettivo principale della legislazione sulla compatibilità elettromagnetica è quello di assicurare che apparecchiature che possono generare perturbazioni elettromagnetiche o il cui funzionamento può subire gli effetti di tali perturbazioni, rispondano ad un livello adeguato di compatibilità elettromagnetica, tale da creare un ambiente elettromagnetico accettabile. Questo vuol dire:

  • assicurare che le perturbazioni elettromagnetiche prodotte dalle apparecchiature non pregiudichino  il corretto funzionamento di altri apparecchi[1].
  • garantire che le apparecchiature abbiano un adeguato livello di immunità intrinseca alle perturbazioni elettromagnetiche per consentire loro di funzionare come previsto.

Tale legislazione si applica ad una vasta gamma di apparecchiature contenenti componenti elettrici e/o elettronici, sistemi e impianti, come ad esempio agli apparecchi per l’illuminazione se muniti regolatori di luminosità - varialuce - o altri dispositivi elettronici, o apparecchi con lampade a fluorescenza con alimentatore o alogene con trasformatore, trasformatori di sicurezza o di isolamento, etc[2].

Sono escluse dall’ambito di applicazione della legislazione sulla compatibilità elettromagnetica le seguenti categorie di prodotti:

  • le apparecchiature radio e i terminali di telecomunicazioni oggetto del D.Lgs. 269/2001, di recepimento della Direttiva 1999/5/CE;
  • prodotti aeronautici e loro parti e pertinenze di cui al Regolamento 1592/2002/CE, recante regole comuni nel settore dell'aviazione civile e che istituisce una Agenzia europea per la sicurezza aerea;
  • le apparecchiature radio utilizzate da radioamatori, secondo le disposizioni relative alle radiocomunicazioni adottate nel quadro della Costituzione e della Convenzione dell'Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (UIT), a meno che tali apparecchiature siano disponibili in commercio; a tale fine, i kit di componenti assemblati da radioamatori per proprio uso e le apparecchiature commerciali modificate per proprio uso da radioamatori non sono considerate apparecchiature disponibili in commercio;
  • gli apparecchi e gli impianti fissi, costruiti per usi militari.

 

L’attività di vigilanza sui prodotti ricadenti nella EMC è complementare ai controlli sui prodotti ricadenti nella direttiva Bassa Tensione.

Seguono i prodotti che costituiscono oggetto prevalente della vigilanza, in ragione dell’entità del rischio che essi pongono nonché dell’esistenza delle norme tecniche armonizzate riportate nell'area "Normativa" di questa pagina:

CATEGORIE DI PRODOTTI

1) APPARECCHI PER L’ILLUMINAZIONE 
-   Apparecchi fissi
-   Apparecchi mobili
-   Luminarie e catene luminose

2) PICCOLI ELETTRODOMESTICI 
-   Ferri da stiro
-   Tostapane
-   Mixer/robot da cucina/frullatori/sbattitori
-   Bollitori elettrici 
-   Stufe elettriche

3) ELETTROUTENSILI NON PROFESSIONALI 
-   Trapani e avvitatori non professionali 
-   Seghetti non professionali

4) MATERIALE DA INSTALLAZIONE 
-   Ciabatte (con interruttore e/o globo spia)
-   Avvolgicavo 


5) APPARECCHIATURE PER ESTETICA 
-   Asciugacapelli 
-   Arricciacapelli e piastra per capelli



[1]              1. Ai fini del D.Lgs. 6/11/2007 n. 194, s'intende per:

a) apparecchiatura: ogni apparecchio o impianto fisso;

b) apparecchio: ogni dispositivo finito o combinazione di dispositivi finiti, commercializzato come unità funzionale indipendente, destinato all'utente finale e che può generare perturbazioni elettromagnetiche o il cui funzionamento può subire gli effetti di tali perturbazioni, ivi compresi:

1) i componenti o sottoinsiemi destinati ad essere integrati in un apparecchio dall'utente finale e che possono generare perturbazioni elettromagnetiche o il cui funzionamento può subire gli effetti di tali perturbazioni;

2) gli impianti mobili definiti come una combinazione di apparecchi ed eventualmente altri dispositivi, destinata ad essere spostata e utilizzata in ubicazioni diverse;

c) impianto fisso: una combinazione particolare di apparecchi di vario tipo ed eventualmente di altri dispositivi, che sono assemblati, installati e destinati ad essere utilizzati in modo permanente in un luogo prestabilito;

[2]              Si rimanda alla Scheda di approfondimento “Ambito di applicazione della Direttiva EMC” nella quale sono riportati i criteri per stabilire se un’apparecchiatura rientra nell’ambito di applicazione della DIRETTIVA 2004/108/CE (tratti dalla Guida all’applicazione della Direttiva 2004/108/CE). 

 

Tutte le disposizioni legislative sotto richiamate si intendono nel testo vigente come completate dalle successive modifiche e integrazioni alle stesse.

Normative comunitarie

DIRETTIVA 2004/108/CE del parlamento europeo e del consiglio del 15 dicembre 2004 concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alla compatibilità elettromagnetica e che abroga la Direttiva 89/336/CEE.

DIRETTIVA 2001/95/CE del parlamento europeo e del consiglio del 3 dicembre 2001 relativa alla sicurezza generale dei prodotti.

 

Normative nazionali

D.Lgs. 6/11/2007 n. 194 - Attuazione della Direttiva 2004/108/CE concernente il riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alla compatibilità elettromagnetica e che abroga la Direttiva 89/336/CEE.

D.Lgs. 6/9/2005 n. 206 - Codice del consumo, Artt. 102 - 113.

Altre normative sono applicabili ai prodotti soggetti a requisiti di compatibilità elettromagnetica (ad esempio: Direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio; Direttiva 2002/95/CEE ROHS; Direttiva 2002/96/CE RAEE; Direttiva 2006/12/CE relativa ai rifiuti; Direttiva 2006/66/CE relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori; etc.)  ma non sono attualmente oggetto di vigilanza da parte delle Camere di Commercio.

Normativa applicabile ai prodotti soggetti a requisiti di compatibilità elettromagnetica oggetto di vigilanza da parte delle Camere di Commercio: la Direttiva 2006/95/CE materiale elettrico a bassa tensione.

 

Norme armonizzate

Si riportano alcune delle principali norme armonizzate che, se applicate volontariamente dal fabbricante, garantiscono presunzione di conformità alle apparecchiature soggette a requisiti di compatibilità elettromagnetica:

EN 55014-1 - Compatibilità elettromagnetica — Prescrizioni per gli elettrodomestici, gli utensili elettrici e gli apparecchi similari — Parte 1: Emissione

EN 55014-2 - Compatibilità elettromagnetica - Requisiti di immunità per gli elettrodomestici, gli utensili elettrici e gli apparecchi similari — Parte 1: Immunità

EN 55015 - Limiti e metodi di misura delle caratteristiche di radiodisturbo degli apparecchi di illuminazione elettrici e degli apparecchi analoghi.

EN 55022 - Apparecchi per la tecnologia dell'informazione — Caratteristiche di radiodisturbo — Limiti e metodi di misura.

EN 55024 - Apparecchiature per la tecnologia dell'informazione — Caratteristiche di immunità — Limiti e metodi di misura.

Ultimo Aggiornamento: 08/02/2017

Materiale elettrico a bassa tensione

 

Il materiale elettrico di bassa tensione se sicuro e conforme alle normative vigenti, deve poter circolare liberamente nel mercato unico comunitario.

Per essere conformi i prodotti devono possedere requisiti formali e requisiti di sicurezza fissati dalle normative di settore. La conformità dei prodotti immessi in commercio é dichiarata dal fabbricante che appone la marcatura CE previa predisposizione del fascicolo tecnico di cui all’allegato III L. 791/77; non è richiesto dalla normativa l’intervento obbligatorio di organismi notificati prima dell’immissione in commercio.

In questo quadro, la vigilanza del mercato é essenziale per contribuire al corretto funzionamento del mercato: solo prodotti conformi devono poter circolare.

Definizioni e ambito di intervento delle Camere di Commercio.

Rientrano nella definizione di materiale elettrico di bassa tensione i prodotti elettrici destinati ad essere utilizzati ad una tensione nominale compresa fra 50 e 1.000 Volt in corrente alternata e fra 75 e 1.500 Volt in corrente continua.

Esempi  delle principali categorie di prodotti ad ampia diffusione che rientrano nella definizione di materiale elettrico a bassa tensione: piccoli e grandi elettrodomestici, apparecchiature per estetica, prodotti di illuminazione, elettroutensili, carica batterie, avvolgicavo, etc.  

Sono esclusi  dall’ambito di applicazione delle normative sotto richiamate:

  • materiale elettrico destinato ad essere usato in ambienti esposti a pericoli di esplosione;
  • materiale elettrico per radiologia ed uso clinico;
  • parti elettriche di ascensori e montacarichi;
  • contatori elettrici;
  • prese e spine di corrente per uso domestico;
  • dispositivi di alimentazione dei recinti elettrici;
  • materiali elettrici speciali, destinati ad essere usati sulle navi e sugli aeromobili e per le ferrovie, conformi alle disposizioni di sicurezza stabilite da organismi internazionali, cui partecipano gli Stati membri della Comunità economica europea;
  • materiale elettrico destinato ad essere esportato fuori dal territorio della Comunità economica europea.

 

Si precisa che i prodotti elettrici che costituiranno oggetto prevalente della vigilanza, in ragione dell’entità del rischio che essi pongono nonché dell’esistenza delle norme tecniche armonizzate sotto riportate, sono i seguenti:

 

CATEGORIE DI PRODOTTI

 

1) APPARECCHI PER L’ILLUMINAZIONE

-   Apparecchi fissi

-   Apparecchi mobili

-   Luminarie e catene luminose

 

2) PICCOLI ELETTRODOMESTICI

-   Ferri da stiro

-   Tostapane

-   Mixer/robot da cucina/frullatori/sbattitori

-   Bollitori elettrici

-   Stufe elettriche

 

3) ELETTROUTENSILI NON PROFESSIONALI

-   Trapani e avvitatori non professionali

-   Seghetti non professionali

 

4) MATERIALE DA INSTALLAZIONE

-   Ciabatte (con interruttore e/o globo spia)

-   Avvolgicavo

 

5) APPARECCHIATURE PER ESTETICA

-   Asciugacapelli

-   Arricciacapelli e piastra per capelli

 

Il materiale elettrico di bassa tensione se sicuro e conforme alle normative vigenti, deve poter circolare liberamente nel mercato unico comunitario.

Per essere conformi i prodotti devono possedere requisiti formali e requisiti di sicurezza fissati dalle normative di settore. La conformità dei prodotti immessi in commercio é dichiarata dal fabbricante che appone la marcatura CE previa predisposizione del fascicolo tecnico di cui all’allegato III L. 791/77; non è richiesto dalla normativa l’intervento obbligatorio di organismi notificati prima dell’immissione in commercio.

In questo quadro, la vigilanza del mercato é essenziale per contribuire al corretto funzionamento del mercato: solo prodotti conformi devono poter circolare.

 

Legislazione di riferimento.

Tutte le disposizioni legislative sotto richiamate si intendono nel testo vigente come completate dalle successive modifiche e integrazioni alle stesse.


Normative comunitarie

DIRETTIVA 2006/95/CE del parlamento europeo e del consiglio del 12 dicembre 2006 concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al materiale elettrico destinato ad essere adoperato entro taluni limiti di tensione.

DIRETTIVA 2001/95/CE del parlamento europeo e del consiglio del 3 dicembre 2001 relativa alla sicurezza generale dei prodotti.

 

Normative nazionali

L. 18/10/1977 n. 791 - Attuazione della DIRETTIVA del consiglio delle Comunità europee (n. 72/23/CEE ora 2006/95) relativa alle garanzie di sicurezza che deve possedere il materiale elettrico destinato ad essere utilizzato entro alcuni limiti di tensione.

D.Lgs. 6/9/2005 n. 206 - Codice del consumo, Artt .102 - 113.

Altre normative sono applicabili ai prodotti elettrici (ad esempio: DIRETTIVA 2002/96/CE RAEE, DIRETTIVA 2002/95/CE RHOS, DIRETTIVA 98/11/CE per l'etichettatura per l'efficienza energetica delle lampade per uso domestico, etc.) ma non sono attualmente oggetto di vigilanza da parte delle Camere di Commercio.

 

Norme armonizzate

Si riportano le principali norme armonizzate che, se applicate volontariamente dal fabbricante, garantiscono presunzione di conformità ai prodotti elettrici.

Piccoli elettrodomestici

EN 60335-1 -  Sicurezza degli apparecchi elettrici d’uso domestico e similare – Sicurezza. Parte 1: Norme generali.

EN 60335-2-3 - ferri da stiro

EN 60335-2-9 - tostapane

EN 60335-2-38 - griglie elettriche

 

Apparecchi di illuminazione.

EN 60598-1 - Apparecchi di illuminazione. Parte 1: Prescrizioni generali e prove.

Norme particolari per gli apparecchi di Illuminazione sono prescritte nella Parte 2:

EN 60598-2-1 - apparecchi fissi per uso generale

EN 60598-2-2 - apparecchi fissi da incasso

EN 60598-2-5 - proiettori

EN 60598-2-20 - catene luminose


Materiale da istallazione.

EN 61242 -  Avvolgicavi per usi domestici e similari.

Ultimo Aggiornamento: 08/02/2017

Dispositivi di protezione individuale di Iª categoria

 

I DPI di Iª categoria, se sono sicuri e conformi alle normative vigenti, devono poter circolare liberamente nel mercato unico comunitario.

Per essere conformi i prodotti devono possedere requisiti formali e requisiti di sicurezza fissati dalle normative di settore. La conformità dei prodotti immessi in commercio é dichiarata dal fabbricante che appone la marcatura CE previa predisposizione della prescritta documentazione tecnica; non è richiesto dalla normativa l’intervento obbligatorio di organismi notificati prima dell’immissione in commercio.

In questo quadro, la vigilanza del mercato é essenziale per contribuire al corretto funzionamento del mercato: solo prodotti conformi devono poter circolare.

 

Cosa verificare:

 

Verifica del prodotto e dei dati e informazioni che devono essere riportate sul prodotto o, se non possibile, sull’imballaggio o sulla nota informativa.

 

Verifica della marcatura CE

La marcatura CE deve essere apposta sul DPI in modo visibile, leggibile ed indelebile per tutto il prevedibile periodo di durata del prodotto o se ciò risulta impossibile date le caratteristiche del prodotto, sull'imballaggio o sulla nota informativa (Art. 12, comma 3, D. Lgs. 475/1992); essa inoltre deve essere conforme al simbolo grafico di cui all’All. IV del D. Lgs. 475/1992. 

Nel caso di DPI di piccole dimensioni, si può derogare alla dimensione verticale minima di 5 mm (All. IV comma 3) tuttavia la marcatura deve restare visibile e leggibile.

 

Verifica dei dati e delle informazioni obbligatorie.

Sul prodotto, o confezione o nota informativa, qualora non fosse possibile porla sul prodotto in relazione alle sue caratteristiche, devono essere riportati:

  • i dati identificativi del prodotto: tipo (alternativamente, marca, modello, articolo, lotto, codice, codice a barre), o eventualmente partita di prodotti di cui fa parte (Art. 104 comma 4 lettera a), D.Lgs 206/2005); marchio/nome e indirizzo del fabbricante o del suo mandatario nella Comunità o dell’importatore (All. II comma 1 punto 1.4, D.Lgs. 475/1992).

 

Verifica della nota informativa.

La nota informativa costituisce uno dei requisiti essenziali di sicurezza e deve essere preparata e rilasciata dal fabbricante di DPI redatta in modo preciso, comprensibile, in lingua italiana. (Art. 12 bis, comma 2, D. Lgs. 475/1992).

Deve accompagnare ciascun prodotto e contenere informazioni utili su:

  • istruzioni di deposito, di impiego, di pulizia, di manutenzione, di revisione e di disinfezione. I prodotti di pulizia, di manutenzione o di disinfezione consigliati dal fabbricante non devono avere nell'ambito delle loro modalità di uso alcun effetto nocivo per i DPI o per l'utilizzatore;
  • le prestazioni ottenute agli esami tecnici effettuati per verificare i livelli o le classi di protezione dei DPI;
  • gli accessori utilizzabili con i DPI e le caratteristiche dei pezzi di ricambio appropriati;
  • le classi di protezione adeguate a diversi livelli di rischio e i corrispondenti limiti di utilizzazione;
  • la data o il termine di scadenza dei DPI o di alcuni dei loro componenti;
  • il tipo di imballaggio appropriato per il trasporto dei DPI;
  • le indicazioni di localizzazione o di segnalazione riguardanti direttamente o indirettamente la salute e la sicurezza, apposte su queste categorie o tipi di DPI devono essere preferibilmente pittogrammi o ideogrammi armonizzati perfettamente leggibili e restare tali per tutta la durata prevedibile di questi DPI. Queste indicazioni devono essere inoltre complete, precise, comprensibili per evitare qualsiasi interpretazione erronea. In particolare, se tali indicazioni comprendono parole o frasi, queste ultime devono essere redatte nella o nelle lingue ufficiali dello Stato membro utilizzatore. Se a causa delle piccole dimensioni di un DPI (o componente di DPI) non è possibile apporre interamente o in parte l'indicazione necessaria, questa deve figurare sull'imballaggio e nella nota informativa del fabbricante.

 

Definizioni e ambito di intervento delle Camere di Commercio.

 

I dispositivi di protezione individuale (di seguito DPI) sono prodotti concepiti e fabbricati per proteggere la persona che li indossa o che li porta con sé da rischi per la salute e la sicurezza. In funzione dell’entità del rischio da cui proteggono sono suddivisi in tre categorie. Questa sezione é dedicata alla vigilanza sulla conformità e sicurezza dei DPI di prima categoria.

 

Appartengono alla prima categoria i DPI di progettazione semplice destinati a salvaguardare la persona da rischi di danni fisici di lieve entità. Rientrano nella prima categoria i DPI che hanno la funzione di salvaguardare da:

  • azioni lesive con effetti superficiali prodotte da strumenti meccanici;
  • azioni lesive di lieve entità e facilmente reversibili causate da prodotti per pulizia;
  • rischi derivanti dal contatto o urti con oggetti caldi, che non espongono ad una temperatura superiore ai 50°;
  • ordinari fenomeni atmosferici nel corso di attività professionali;
  • urti lievi e vibrazioni inidonei a raggiungere organi vitali e a provocare lesioni a carattere permanente;
  • azione lesiva dei raggi solari.

 

Di seguito sono riportate alcune tipologie di DPI compresi nella prima categoria (destinati alla salvaguardia da rischi di danni di lieve entità):

 

Dispositivi per la protezione degli occhi:

  • occhiali da sole (ad azione non correttiva);
  • protettori per occhi e filtri progettati e fabbricati esclusivamente al fine di fornire una protezione contro la luce del sole, per uso privato e professionale;
  • occhiali per il nuoto;
  • maschere da sci

 

Dispositivi di protezione della testa.

Indumenti di protezione.

Dispositivi di protezione per gambe e/o piedi e dispositivi antiscivolo.

Dispositivi di protezione per mani e braccia.

 

Si precisa che i DPI di prima categoria che costituiranno oggetto prevalente della vigilanza, in ragione dell’entità del rischio che essi pongono nonché dell’esistenza delle norme tecniche armonizzate sotto riportate, sono i seguenti:

 

CATEGORIE DI PRODOTTI

 

DISPOSITIVI PER LA PROTEZIONE DEGLI OCCHI

-          Occhiali da sole ad azione non correttiva

-          Maschere da sci

-          Occhialini da nuoto

 

 

Sono esclusi dall’ambito di applicazione del D.Lgs 475/92 le seguenti categorie di DPI (All. I):

  • DPI progettati e fabbricati specificamente per le forze armate o quelle per il mantenimento dell'ordine (caschi, scudi, etc.);
  • DPI di autodifesa in caso di aggressione (generatori aerosol, armi individuali deterrenti, ecc.);
  • DPI progettati e fabbricati per uso privato contro:
  • le condizioni atmosferiche (copricapo, indumenti per la stagione, scarpe e stivali, ombrelli, etc.);
  • l'umidità, l'acqua (guanti per rigovernare, etc.);
  • il calore (guanti, etc.);
  • DPI destinati alla protezione o al salvataggio di persone imbarcate a bordo di navi o aeromobili, che non siano portati ininterrottamente;

Caschi e visiere per utilizzatori di veicoli a motore a due o tre ruote.

 

Legislazione di riferimento.

 

Tutte le disposizioni legislative sotto richiamate si intendono nel testo vigente come completate dalle successive modifiche e integrazioni alle stesse.

 

Normative comunitarie.

 

DIRETTIVA 89/686/CEE del consiglio del 21 dicembre 1989 concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi di protezione individuale.

 

DIRETTIVA 2001/95/CE del parlamento europeo e del consiglio del 3 dicembre 2001 relativa alla sicurezza generale dei prodotti.

 

Normative nazionali.

 

D.Lgs. 4/12/1992 n. 475 - Attuazione della Direttiva 89/686/CEE del Consiglio del 21 dicembre 1989, in materia di ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi di protezione individuale.

 

D.Lgs. 6/9/2005 n. 206 - Codice del consumo, Artt. 102-113.

 

Norme armonizzate.

 

Si riportano alcune delle principali norme armonizzate che, se applicate volontariamente dal fabbricante, garantiscono presunzione di conformità ai DPI di I° categoria:

EN 1836:2005/A1:2007 - Protezione personale degli occhi — Occhiali da sole, filtri per la protezione contro le radiazioni solari per uso generale e filtri per l’osservazione diretta del sole.

UNI EN 166:2004 - Protezione personale degli occhi – Specifiche

UNI EN 167:2003 - Protezione personale degli occhi - Metodi di prova ottici

UNI EN 168:2003 - Protezione personale degli occhi - Metodi di prova non ottici

EN 174:2001 - Protezione personale degli occhi — Maschere per lo sci da discesa

Ultimo Aggiornamento: 08/02/2017

Il Codice del Consumo

 

Scopo della Parte IV Titolo I del Codice è quello di garantire che i prodotti immessi sul mercato, siano sicuri.

Ai sensi dell’Art. 103 comma 1 lettera a) per prodotto sicuro si intende qualsiasi prodotto che, in condizioni di uso normali o prevedibili, non presenti alcun rischio o presenti rischi minimi compatibili con l’impiego prevedibile del prodotto e accettabili nel contesto di una elevata tutela della salute e sicurezza delle persone.

Ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui alla Parte IV, Titolo I del Codice, un prodotto si presume sicuro quando è conformealle specifiche disposizioni comunitarie che disciplinano gli aspetti di sicurezza, o in mancanza di disposizioni legislative comunitarie, alle disposizioni legislative nazionali specifiche vigenti nello stato membro in cui il prodotto viene commercializzato (Art. 105 comma 1). In mancanza di disposizioni specifiche sia a livello comunitario che nazionale, un prodotto si presume sicuro quando è conforme alle norme tecniche nazionali non cogenti che recepiscono norme tecniche europee armonizzate (ove esistenti) (Art. 105 comma 2).

In assenza sia di disposizioni legislative che di norme tecniche non è applicabile la presunzione di conformità e la sicurezza del prodotto è valutata in base alle norme nazionali non cogenti che recepiscono norme europee, alle norme in vigore nello stato membro in cui il prodotto è commercializzato, alle raccomandazioni della Commissione europea relative ad orientamenti sulla valutazione della sicurezza dei prodotti, ai codici di buona condotta in materia di sicurezza vigenti nel settore interessato, agli ultimi ritrovati della tecnica, al livello di sicurezza che i consumatori possono ragionevolmente attendersi (Art. 105 comma 3).

Destinatari delle disposizioni sulla sicurezza dei prodotti (Art. 103 comma 1  lettere d, e) 

Ai fini della norma in esame si distinguono 2 categorie di soggetti:

-         produttore:

I)                   il fabbricante del prodotto stabilito nella Comunità; 

II)                 qualsiasi altra persona che si presenti come fabbricante apponendo sul prodotto il proprio nome, il proprio marchio o altro segno distintivo; 

III)               colui che rimette a nuovo il prodotto; 

IV)              il rappresentante del fabbricante se quest'ultimo non è stabilito nella Comunità;

V)                qualora non vi sia un rappresentante stabilito nella Comunità, l'importatore del prodotto;

VI)              gli altri operatori professionali della catena di commercializzazione nella misura in cui la loro attività possa incidere sulle caratteristiche di sicurezza dei prodotti;

-         distributore:

qualsiasi operatore professionale della catena di commercializzazione, la cui attività non incide sulle caratteristiche di sicurezza dei prodotti.

Alla diversità dei ruoli è ricondotto un diverso regime di responsabilità.

 

Obblighi del produttore (Art. 104 commi da 1 a 5)

  1. 1.      Il produttore immette sul mercato solo prodotti sicuri.
  2. 2.      Il produttore fornisce al consumatore tutte le informazioni utili alla valutazione e alla prevenzione dei rischi derivanti dall’uso normale o ragionevolmente prevedibile del prodotto, se non sono immediatamente percettibili senza adeguate avvertenze, e alla prevenzione contro detti rischi. La presenza di tali avevrtenze non esenta, comunque, dal rispetto degli altri obblighi previsti nel presente titolo.
  3. 3.      Il produttore adotta misure proporzionate in funzione delle caratteristiche del prodotto fornito per onsentire al consumatore di essere informato sui rischi connessi al suo uso e per intraprendere le iniziative opportune per evitare tali rischi, compresi il ritiro del prodotto dal mercato, il richiamo e l’informazione appropriata ed efficace nei confronti dei consumatori.
  4. 4.      Le misure di cui al comma 3 comprendono:

a)     l’indicazione in base al prodotto o al suo imballaggio, dell’identità e degli estremi del produttore; il riferiemnto al tipo di prodotto o, eventualmente, alla partita di prodotti di cui fa parte, salva l’omissione di tale indicazione nei casi in cui sia giustificata;

b)     i controlli a campione sui prodotti commercializzati, esame dei reclami e, se del caso, la tenuta di un registro degli stessi, nonchè l’informazione ai distributori in merito a tale sorveglianza.

  1. 5.      Le misure di ritiro, di richiamo e di informazione al consumatore, previste al comma 3, hanno luogo su base volontaria o su richiesta delle competenti autorità a norma dell’art. 107. Il richiamo interviene quando altre azioni non siano sufficienti a prevenire i rischi del caso , ovvero quando i produttori lo ritengano necessario o vi siano tenuti in seguito a provvedimenti dell’autorità competente.

 

Obblighi del distributore (Art. 104 comma 6)

  1. 6.      Il distributore deve agire con diligenza nell’esercizio della sua attività per contribuire a garantire l’immissione sul mercato di prodotti sicuri; in particolare è tenuto:

a)     a non fornire prodotti di cui conosce o avrebbe dovuto conoscere la pericolosità in base alle informazioni in suo possesso e nella sua qualità di operatore professionale;

b)     a partecipare al controllo di sicurezza del prodotto immesso sul mercato, trasmettendo le informazioni concernenti i rischi del prodotto al produttore e alle autorità competenti per le azioni di rispettiva competenza;

c)     a collaborare alle azioni intraprese di cui alla lettera b) conservando e fornendo la documentazione idonea a rintracciare l’origine dei prodotti per un periodo di 10 anni dalla data di cessione al consumatore finale.

 

Obblighi del produttore e del distributore (Art. 104 comma 7)

  1. 7. Qualora i produttori e i distributori sappiano o debbano sapere, sulla base delle informazioni in loro possesso e in quanto operatori professionali, che un prodotto da loro immesso sul mercato o altrimenti fornito al consumatore presenta per il consumatore stesso rischi incompatibili con l’obbligo generale di sicurezza, informano immediatamente le amministrazioni competenti, di cui all’art. 106, comma 1, precisando le azioni intraprese per prevenire i rischi per i consumatori. 

 

Inoltre tutti gli operatori sono tenuti alla collaborazione con l’autorità di vigilanza e a fornire su richiesta la documentazione attestante la presunzione e valutazione di sicurezza del prodotto.

 

Scopo della vigilanza è quindi:

  • verificare che i prodotti immessi siano sicuri;
  • intervenire nel caso di prodotti non sicuri.

 

Definizioni e ambito di intervento delle Camere di Commercio.

La Parte IV Titolo I – Artt. da 102 a 113 del Codice del consumo D.Lgs. 6 settembre 2005 n. 206 (di seguito Codice), costituisce il recepimento nazionale della Direttiva 2001/95/CE relativa alla sicurezza generale dei prodotti.

Tale disciplina impone ad ogni prodotto immesso sul mercato e destinato al consumo un requisito generale di sicurezza (normativa “orizzontale”) e realizza, in combinazione con i requisiti essenziali di sicurezza richiesti dalla legislazione settoriale (normativa “verticale”) l’obiettivo di garantire un elevato livello di protezione della salute e della sicurezza dei consumatori.

Le disposizioni del Titolo I si applicano a tutti i prodotti  definiti dall’art. 103 comma 1 lettera a). Ciascuna delle sue disposizioni si applica laddove non esistono, nell’ambito della normativa vigente, disposizioni specifiche aventi come obiettivo la sicurezza dei prodotti. Se taluni prodotti sono soggetti a requisiti di sicurezza prescritti dalla normativa comunitaria, le disposizioni del Titolo I si applicano per gli aspetti e i rischi o le categorie di rischio non soggetti a tali requisiti. (art. 102 commi 2 e 3).

Sono esclusi dall’ambito di applicazione:
I PRODOTTI ALIMENTARI DI CUI AL REGOLAMENTO (CE) N. 178/2002, DEL 28 GENNAIO 2002 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO” -  Art. 102 comma 6

Di seguito sono riportati alcuni esempi di prodotti che non rientrando nelle norme di settore armonizzate ricadono a pieno titolo nel campo di applicazione del Codice:

  • mobili per interno ed esterno (sedute, tavoli, letti, culle per uso domestico etc.);
  • attrezzature per allenamento (simulatori di corsa, vogatori, cyclette, etc.);
  • articoli per puericultura (girelli, succhietti, culle per uso domestico, etc.).

Si precisa che, costituiranno oggetto prevalente della vigilanza in ragione dell’entità del rischio che essi pongono nonché dell’esistenza delle norme tecniche armonizzate, i seguenti prodotti:

CATEGORIE DI PRODOTTI

1_ARTICOLI PER PUERICULTURA

-          Culle per uso domestico

-          Sdraiette fisse o pieghevoli destinate a bambini fino ad un peso di 9 kg   

-          Succhiotti per neonati e bambini piccoli

-          Altri articoli per puericultura

 

2_ADATTATORI E PRESE MULTIPLE

-          Adattatori

-          Prese multiple

Legislazione di riferimento

Tutte le disposizioni legislative sotto richiamate si intendono nel testo vigente come completate dalle successive modifiche e integrazioni alle stesse.


Normative comunitarie

DIRETTIVA 2001/95/CE del Parlamento Europeo e del consiglio del 3 dicembre 2001 relativa alla sicurezza generale dei prodotti.

REGOLAMENTO 765/2008/CE che pone norme in materia di accreditamento e vigilanza del mercato per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti e che abroga il regolamento (CEE) n. 339/93.

DECISIONE 768/2008/CE relativa a un quadro comune per la commercializzazione dei prodotti e che abroga la decisione 93/465/CEE.

DECISIONE 2010/15/UE recante linee guida per la gestione del sistema comunitario d’informazione rapida (RAPEX) e della procedura di notifica di cui, rispettivamente, all’articolo 12 e all’articolo 11 della Direttiva 2001/95/CE relativa alla sicurezza generale dei prodotti.

 

Normative nazionali

D. Lgs 06/9/2005 n.  206 - Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della L. 29 luglio 2003, n. 229. (Artt. da 102 a 113)

 

Norme tecniche

Si riportano alcune delle principali norme tecniche che, se applicate volontariamente dal fabbricante, costituiscono elementi per valutare la sicurezza dei prodotti.

CEI 23-50:2007 - Spine e prese per usi domestici e similari - Parte 1: Prescrizioni generali 

CEI 23-57:2007 - Spine e prese per usi domestici e similari Parte 2: Prescrizioni particolari per adattatori

CEI EN 61995-2:2010 - Dispositivi per la connessione di apparecchi d'illuminazione per usi domestici e similari Parte 2: Fogli di normalizzazione per DCL

CEI EN 60799:1999 - Cordoni per connettori e cordoni per connettori di interconnessione

UNI EN 12790:2009 - Articoli per puericultura - Sdraiette

UNI EN 1273:2005 - Articoli per puericultura – Girelli – Requisiti di sicurezza e metodi di prova

UNI EN 1400-1:2004 - Articoli per puericultura- Succhietti per neonati e bambini piccoli- Parte 1: Requisiti generali di sicurezza e informazioni relative al prodotto

UNI EN 1400-2:2004 - Articoli per puericultura- Succhietti per neonati e bambini piccoli- Parte 2: Requisiti meccanici e prove

UNI EN 1400-3:2004 - Articoli per puericultura- Succhietti per neonati e bambini piccoli- Parte 3: Requisiti chimici e prove

UNI EN 1466:2008 - Articoli per puericultura- Sacche porta bambini e supporti- Requisiti di sicurezza e metodi di prova

UNI EN 13209-1:2005 - Articoli per puericultura- Zaini porta bambini- Requisiti di sicurezza e metodi di prova- Parte 1: Zaini porta- bambini con telaio

UNI EN 13209-2:2006 Articoli per puericoltura- Zaini porta bambini- Requisiti di sicurezza e metodi di prova- Parte 2: Zaini di materiale flessibile

UNI EN 14344:2005 - Articoli per puericultura - Seggiolini per bambini per biciclette - Requisiti di sicurezza e metodi di prova

UNI EN 14350-1:2005 - Articoli per puericultura- Dispositivi per bere- Parte 1: Requisiti generali e meccanici e prove

UNI EN 14350-2:2005 - Articoli per puericultura- Dispositivi per bere- Parte 2: Requisiti chimici e prove

Ultimo Aggiornamento: 08/02/2017

Consumo di carburante e emissioni CO2

 

Il D.P.R. n. 84 del 17 febbraio 2003 si prefigge lo scopo di fornire ai consumatori le informazioni relative al consumo di carburante ed alle emissioni di CO2 delle autovetture nuove, cioè dei veicoli a motore della categoria M1 che non siano stati precedentemente venduti, se non a fini di rivendita al dettaglio o di distribuzione.

Il responsabile del punto vendita, cioè la persona fisica o giuridica che gestisce la struttura dove sono esposte o offerte in vendita o in leasing le autovetture nuove, deve adempiere ai seguenti obblighi:

  1. apposizione di un’etichetta riportante il consumo di carburante e le emissioni di CO2 in modo visibile su ciascun modello di autovettura, (oppure nelle vicinanze dello stesso) esposto, offerto in vendita o in leasing presso il punto vendita.
  2. esposizione, per ciascuna marca di autovettura, di un manifesto o di uno schermo di visualizzazione che contenga l’elenco dei dati ufficiali relativi al consumo di carburante ed alle emissioni specifiche di CO2 di tutte le autovetture nuove esposte o messe in vendita o in leasing nel punto vendita. A tal fine, il costruttore del veicolo fornisce al responsabile del punto vendita, per ciascun modello di autovettura, il manifesto in formato cartaceo o, su richiesta, in formato idoneo ad essere visualizzato sullo schermo precedentemente citato;
  3. distribuzione gratuita, su richiesta del consumatore, della guida al risparmio di carburante e alle emissioni di CO2, redatta annualmente dal Ministero dello Sviluppo Economico, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale e nei siti del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero dei Trasporti



 SCARICA LA GUIDA 2015 SUL RISPARMIO DI CARBURANTI ED EMISSIONI CO2 DELLE AUTOVETTURE

 

Il materiale promozionale, destinato al grande pubblico, per la commercializzazione dei veicoli (i manuali tecnici, gli opuscoli, gli annunci pubblicitari su giornali e riviste, la stampa specializzata, i manifesti pubblicitari, ecc.) deve contenere - in modo leggibile e comprensibile - i valori relativi al consumo ufficiale di carburante e alle emissioni specifiche ufficiali di CO2 dei veicoli cui si riferisce.

E‘ vietato apporre sulle etichette, sulla guida, sul manifesto o sul materiale promozionale altri marchi, simboli o diciture relativi al consumo di carburante o alle emissioni di CO2 non conformi a quanto disposto dal DPR 84/2003.

Si ricorda che ai sensi dell’art. 10 del sopracitato decreto, spetta alle Camere di Commercio il compito di vigilare sul corretto adempimento di quanto prescritto e, su indicazione precisa del Ministero dello Sviluppo Economico, che viene periodicamente informato, di svolgere anche attività di monitoraggio periodico delle inserzioni presenti sui principali giornali (quotidiani e/o periodici) pubblicati nel territorio di competenza, onde verificare, e se del caso sanzionare, l’eventuale presenza di annunci irregolari. La questione della pubblicità a mezzo stampa è regolata dall’Art. 6 del DPR n. 84/2003 e dall’allegato IV, che entra nel dettaglio prevedendo alcuni requisiti minimi, per i dati sui consumi ed emissioni da indicare negli annunci pubblicitari.

Per l’omesso adempimento, ovvero l’adempimento in modo incompleto o erroneo, degli obblighi citati, è prevista una sanzione amministrativa da un minimo di € 250,00 ad un massimo di € 1.000,0

Ultimo Aggiornamento: 08/02/2017

Prodotti tessili

I prodotti tessili per poter circolare liberamente nel mercato unico comunitario devono essere accompagnati da una corretta etichettatura, che riporti indicazioni atte a garantire un’informazione corretta al consumatore e ridurre i rischi di frode sia per il consumatore che per gli operatori economici. 

Il Protocollo d’Intesa Mise – Unioncamere per il rafforzamento dell’attività di vigilanza delle Camere di commercio prevede che per il settore “etichettatura moda” (tessuti e calzature) i controlli siano mirati alla verifica degli aspetti di composizione ed etichettatura dei prodotti.. 

In questo quadro, la vigilanza é essenziale per contribuire al corretto funzionamento del mercato: solo prodotti etichettati correttamente possono essere offerti al consumatore finale.  

COSA VERIFICARE: 

Etichettatura di composizione conforme

Vi sono, nella norma, disposizioni dettagliate sull’utilizzo di alcune fibre e sull’etichettatura di prodotti specifici, se ne riprendono alcuni punti:

- l’art. 4 del d.lgs. 194/99 dispone che un prodotto tessile può essere qualificato con i termini 100%,“puro”o “tutto” solo se composto interamente da una stessa fibra , con tolleranza della presenza di altre fibre sino al 2% del peso se giustificata da motivi tecnici e non da sistematiche aggiunte, e sino al 5% per il prodotto ottenuto con ciclo cardato;

-  l’art. 5 stabilisce che solo i prodotti tessili composti da lana mai precedentemente incorporata in un prodotto finito e che non ha subito altre operazioni di filatura o di feltratura che quelle richieste per la sua fabbricazione, né trattamento od impiego che abbia danneggiato la fibra stessa, possono essere qualificati: pura lana vergine.

L’etichettatura della composizione dei prodotti tessili che incorporino almeno due fibre, è disciplinata dall’art. 6 del D.lgs.194/99,

1) ove una fibra rappresenti almeno l’85% del peso totale, può essere designata in uno dei seguenti modi:

a. denominazione della fibra seguita dalla percentuale di peso es.” 85% cotone”

b. denominazione della fibra seguita dalla dicitura es. “minimo 85% cotone”

c. denominazione della fibra seguita dalla dicitura completa della composizione es. “85% cotone 15% elastan”

2) ove nessuna delle fibre raggiunga l’ 85% del peso vanno indicate in ordine decrescente di peso, la denominazione e la percentuale di almeno due delle fibre presenti in maggiore percentuale, seguita dalle denominazioni delle altre fibre componenti il prodotto, in ordine decrescente di peso, con o senza le indicazioni delle loro percentuali in peso;

3) per l’insieme delle fibre, ciascuna delle quali non raggiunga il 10% del peso del prodotto, può indicarsi la denominazione “altre fibre “ seguita da una percentuale globale. Va invece indicata la composizione completa del prodotto, nel caso venga specificata la denominazione di una fibra che non ne arrivi al 10% della composizione;

4) i prodotti che comportano un ordito di puro cotone ed una trama di puro lino e nei quali la percentuale di lino non è inferiore al 40% del peso totale del tessuto possono avere la denominazione “misto lino” , con la successiva obbligatoria indicazione “ordito puro cotone e trama puro lino”;

5) in caso di difficile precisazione della sua composizione, un prodotto può portare un’ etichetta riportante “fibre varie” o “composizione tessile non determinata”.

Nel disciplinare l’etichettatura dei prodotti compositi, cioè composti da due o più parti con diversa composizione fibrosa, l’art. 9 del d.lgs. 194/1999 stabilisce che l’etichetta deve contenere la composizione fibrosa di ciascuna delle parti, eccezion fatta per le parti che rappresentino meno del 30 % del peso totale del prodotto e per le quali non è necessario etichettarne la composizione a meno che non si tratti di fodere.

Possono essere muniti di una sola etichetta due o più prodotti tessili con la stessa composizione fibrosa e che costituiscono comunemente un insieme inseparabile.

Una particolare disciplina viene poi dettata per i prodotti compositi di corsetteria.

Tutte le disposizioni legislative sotto richiamate si intendono nel testo vigente come completate dalle successive modifiche e integrazioni alle stesse.

NORMATIVA COMUNITARIA

-
REGOLAMENTO (UE) N. 1007/2011 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 27 settembre 2011 relativo alle denominazioni delle fibre tessili e all'etichettatura e al contrassegno della composizione fibrosa dei prodotti tessili e che abroga la direttiva 73/44/CEE del Consiglio e le direttive del Parlamento europeo e del Consiglio 96/73/CE e 2008/121/CE

- Direttiva 2001/95/CE Sicurezza generale dei prodotti - G.U.C.E. n° L 11 del 15.01.2002

NORMATIVE NAZIONALI 

- Legge 26.11.1973 n. 883 (abrogata negli artt da 1 a 13) - Disciplina delle denominazioni e della etichettatura dei prodotti tessili (in G.U. n 7 del 8.1.1974)

- D.P.R. 30.4.1976 n. 515 Abrogati alcuni articoli - Regolamento di esecuzione della Legge 883/73    S.O. della G.U. n. 199 del 29.7.1976

- Decreto Legislativo 22.5.1999 n.194 come modificato - Attuazione della direttiva 96/74/CE, abrogata e refusa nella Direttiva 2008/121 - G.U. n.146 del 24.6.1999

- Decreto Legislativo 06.09.2005 n. 206- artt.102 e seguenti - Codice del Consumo - G.U.R.I. n° 235 del 8.10.2005

- Circolari Ministero - 14.2.1976 e 24.11.1976

Ultimo Aggiornamento: 08/02/2017

Etichettatura calzature

Le calzature per poter circolare liberamente nel mercato unico comunitario devono essere accompagnate da una corretta etichettatura, che riporti indicazioni atte a garantire un’informazione corretta al consumatore e ridurre i rischi di frode sia per il consumatore che per gli operatori economici. 

In questo quadro, la vigilanza é essenziale per contribuire al corretto funzionamento del mercato: solo prodotti etichettati correttamente devono poter circolare.

Il Protocollo d’Intesa Mise – Unioncamere per il rafforzamento dell’attività di vigilanza delle Camere di Commercio prevede che per il settore “etichettatura moda” (tessuti e calzature) i controlli siano mirati alla verifica degli aspetti di composizione ed etichettatura dei prodotti.

 

Cosa verificare:

Le calzature poste in vendita al consumatore finale devono riportare un’etichetta contenente informazioni sulla composizione secondo le modalità dell’Art. 4 del D.M. 11/04/1996 e utilizzando esclusivamente i simboli e le informazioni scritte per i materiali contenute nell’Allegato I del D.M. 11/04/1996.

La normativa stabilisce un livello minimo di informazioni (indicazioni obbligatorie) da fornire al consumatore e consente la facoltà di integrare tali informazioni con indicazioni aggiuntive (facoltative) che possono orientare il consumatore sulle caratteristiche di qualità dell’articolo acquistato.

 

Etichettatura di composizione conforme (indicazioni obbligatorie).

L’etichetta deve contenere le informazioni relative al materiale che costituisce almeno l’80% della superficie di cui è composta ciascuna parte della calzatura (tomaia, rivestimento della tomaia e suola interna, suola esterna). Se nessun materiale raggiunge almeno l’80% è opportuno che l’etichetta rechi informazioni sui due materiali prevalenti.  (Art. 4 comma 1 del D.M. 11/04/1996).

L’etichetta deve contenere simboli o informazioni scritte il lingua italiana secondo le definizioni e illustrazioni contenute nell’Allegato I del D.M. 11/04/1996. Nel caso in cui le informazioni relative alla composizione siano riportate sotto forma di simboli devono essere utilizzati esclusivamente i pittogrammi previsti dalla normativa.

L’etichetta deve essere apposta su almeno una delle calzature e può essere stampata, incollata, goffrata o applicata ad un supporto attaccato.

Deve essere visibile, saldamente applicata, accessibile al consumatore e realizzata con simboli di dimensioni tali da non indurlo in errore.

L’etichetta é apposta dal fabbricante o dal rappresentante del fabbricante con sede nella Comunità. Qualora né il fabbricante, né il rappresentante abbiano sede nella Comunità l’obbligo di apporre l’etichetta compete all’importatore.

Cartello Vetrina

 

ATTENZIONE: L'ESPOSIZIONE DEL CARTELLO VETRINA COSTITUISCE UN OBBLIGO PER LE IMPRESE CHE VENDONO PRODOTTI CALZATURIERI. TALE CARTELLO PUO' ESSERE RITIRATO PRESSO:

 

  • Consorzio Maestri Calzaturieri del Brenta, Via Mazzini 2-4 –  Strà (VE)
  • Camera di Commercio di Venezia, Banchina Molini 8 – Venezia Marghera
  • Confesercenti Venezia, Via A. da Mestre, 36 – Venezia Mestre 

 

Indicazioni facoltative.

Le indicazioni obbligatorie relative alla composizione possono essere integrate con altre indicazioni supplementari, scritte in una delle lingue ufficiali della Comunità, atte a meglio individuare le qualità e le finiture delle calzature purché tali indicazioni siano conformi al buon uso commerciale (Art. 5 comma 1 del DM 11/04/96).

Il fabbricante di suole, come previsto dall’Art. 5 comma 2 del DM 11/04/96, può specificare in etichetta l’origine italiana del prodotto apponendo la dicitura “suola prodotta in Italia” esclusivamente nella parte interna della suola stessa. La dicitura deve essere apposta in italiano o in altra lingua ufficiale della Comunità. 

E’ bene ricordare che le informazioni facoltative non possono sostituire quelle obbligatorie, relative alla composizione del prodotto, che devono essere sempre e comunque presenti in etichetta; inoltre, anche a tali informazioni facoltative si applicano gli stessi principi generali in materia di chiarezza, leggibilità e veridicità [2].  


[1] Come riportato nel DM 11/04/96, all’Allegato 1:“Il cuoio è anche ottenuto da pelli o pellame tagliati in strati o in segmenti, prima o dopo la conciatura. Se però la pelle o il pellame conciati sono disintegrati meccanicamente e/o ridotti chimicamente in particelle fibrose, pezzetti o polveri e, successivamente, con o senza l'aggiunta di un elemento legante, vengono trasformati in fogli o in altre forme, detti fogli o forme non possono essere denominati «cuoio». Se il cuoio ha uno strato di rivestimento, indipendentemente da come sia stato applicato, o uno strato accoppiato a colla, tali strati non devono essere superiori a 0,15 mm. In questa maniera, tutti i tipi di cuoio sono coperti, fatti salvi altri obblighi giuridici, ad esempio, la Convenzione di Washington. La dicitura “cuoio pieno fiore” si applica alla pelle con grana originaria, ovvero quando l'epidermide è stata ritirata e senza che nessuna pellicola di superficie sia stata eliminata mediante sfioratura, scarnatura o spaccatura.

[2]Made in” e marchi volontari - Per l’attribuzione della dicitura "made in Italy" ad un prodotto finito, attualmente l'unico parametro a cui riferirsi e' la normativa doganale europea (Regolamento CE 2913/92), secondo la quale "una merce alla cui produzione hanno contribuito due o più Paesi è originaria del Paese in cui è avvenuta l'ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, economicamente giustificata ed effettuata in un'impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo od abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione".

Rientrano nella categoria dei marchi volontari i marchi rilasciati da organismi per attestare che il prodotto ha rispettato determinati parametri di qualità e/o metodologie di processo più restrittive rispetto a quelle previsti dalla normativa cogente.

Un esempio di marchi volontari utilizzati nel settore delle calzature:

Sono due marchi volontari, rilasciati dal Consorzio vero cuoio italiano. Il marchio "Vero Cuoio" segnala al consumatore che il materiale su cui è impresso è cuoio; il marchio "Vero Cuoio Italiano" viene attribuito al cuoio di qualità superiore, conciato con estratti di origine vegetale e prodotto in Italia unicamente dalle concerie aderenti al Consorzio Vero Cuoio.

 

Definizioni e ambito di intervento delle Camere di Commercio. 

Con il termine “calzature” si intendono tutti i prodotti dotati di suole che proteggono o coprono il piede, comprese le parti messe in commercio separatamente di cui all’art. 1 comma 2 del D.M. 11/04/1996 e allegato I.

 

Elenco esemplificativo dei prodotti che rientrano nella definizione di calzature (All. II del D.M. 11/04/1996):

1. Scarpe con o senza tacco da portare all'interno o all'esterno.

2. Stivali fino alla caviglia, stivali a metà gamba, stivali fino al ginocchio e stivali che coprono le cosce.

3. Sandali di vario tipo, «espadrilles» (scarpe con tomaia in tela e suole in materia vegetale intrecciata), scarpe da tennis, scarpe da jogging e per altre attività sportive, scarpe da bagno e altre calzature di tipo sportivo.

4. Calzature speciali concepite per un'attività sportiva e che sono o possono essere munite di punte, ramponi, attacchi, barrette o accessori simili, calzature per il pattinaggio, lo sci, la lotta, il pugilato e il ciclismo. Sono anche comprese le calzature cui sono fissati dei pattini, da ghiaccio o a rotelle.

5. Scarpe da ballo.

6. Calzature in un unico pezzo formato in gomma o plastica, esclusi gli articoli «usa e getta» in materiale poco resistente (carta, fogli di plastica, ecc., senza suole riportate).

7. Calosce portate sopra altre calzature, in alcuni casi prive di tacco.

8. Calzature «usa e getta» con suole riportate concepite in genere per essere usate soltanto una volta.

9. Calzature ortopediche.

 

Rientrano altresì nella definizione di calzature, e pertanto sono soggetti agli obblighi di etichettatura, i prodotti cui si riferisce il capitolo 64 della Nomenclatura Combinata [1], le cui voci sono di seguito riportate:

1. Calzature impermeabili con suole esterne e tomaie di gomma o di materia plastica, la cui tomaia non e' stata ne' unita alla suola esterna mediante cucitura o con ribadini, chiodi, viti, naselli o dispositivi simili, ne' formata da differenti pezzi uniti con questi stessi procedimenti.

2. Altre calzature con suole esterne e tomaie di gomma o di materia plastica .

3. Calzature con suole esterne di gomma, di materia plastica, di cuoio naturale o ricostituito e con tomaie di cuoio naturale.

4. Calzature con suole esterne di gomma, di materia plastica, di cuoio naturale o ricostituito e con tomaie di materie tessili.

5. Altre calzature

6. Parti di calzature (comprese le tomaie fissate a suole diverse dalle suole esterne); suole interne amovibili, tallonetti ed oggetti simili amovibili; ghette, gambali ed oggetti simili, e loro parti.

 

 

Sono esclusi dal campo di applicazione della normativa riguardante l’etichettatura i seguenti prodotti (Art. 1 comma 4 D.M. 11/04/1996)

1. Calzature d’occasione usate.

2. Calzature aventi caratteristiche di giocattolo.

3. Calzature di protezione (disciplinate dal D.Lgs 4 dicembre 1992, n. 475: che reca il recepimento della Direttiva 89/686/CEE concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi di protezione individuale).

4. Calzature disciplinate dal D.P.R. 10 settembre 1982, n. 904, recante attuazione della Direttiva 76/769/CEE del Consiglio concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi.


[1] La Nomenclatura Combinata completa è accessibile al seguente link: http://aidaonline.agenziadogane.it/nsitaricinternet/NomenclatureImportServlet

 

Legislazione di riferimento

Tutte le disposizioni legislative sotto richiamate si intendono nel testo vigente come completate dalle successive modifiche e integrazioni alle stesse.


Normative comunitarie

DIRETTIVA 94/11/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 marzo 1994, sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l'etichettatura dei materiali usati nelle principali componenti delle calzature destinate alla vendita al consumatore.

DIRETTIVA 2001/95/CE del parlamento europeo e del consiglio del 3 dicembre 2001 relativa alla sicurezza generale dei prodotti.

 

Normative nazionali

D.M. 11/4/1996 - Recepimento della Direttiva 94/11/CE.

D.M. 30/01/2001 . pubblicato su G.U. n. 37 del 14/2/2001

D.Lgs. 6/9/2005 n. 206 - Codice del consumo, Artt. 102 – 113

Ultimo Aggiornamento: 08/02/2017

Sicurezza dei giocattoli

Giocattoli

I giocattoli, se sono sicuri e conformi alle normative vigenti, devono poter circolare liberamente nel mercato unico comunitario.

Per essere conformi i prodotti devono possedere requisiti formali e requisiti di sicurezza fissati dalle normative di settore. La conformità dei prodotti immessi in commercio é dichiarata dal fabbricante che appone la marcatura CE.

La normativa prevede l’intervento obbligatorio dell’Organismo Notificato  per il rilascio dell’attestato CE del tipo solo nel caso in cui non siano state applicate le norme armonizzate.

In questo quadro, la vigilanza é essenziale per contribuire al corretto funzionamento del mercato: solo prodotti conformi devono poter circolare.

 

COSA VERIFICARE

Marcatura CE

La marcatura CE deve essere apposta in modo visibile, facilmente leggibile e indelebile, sul giocattolo o sul suo imballaggio (Art.5, comma 1 D. Lgs. 313/91); nel caso di giocattoli di piccole dimensioni o composti da elementi di piccole dimensioni, la marcatura CE può essere apposta su un’etichetta o su un foglio informativo allegato al giocattolo (Art.5, comma 2 D.Lgs. 313/91);  essa inoltre deve essere conforme al simbolo grafico di cui all’All. V del D.Lgs. 313/91.

Dati e informazioni obbligatorie.

Sul prodotto o suo imballaggio o foglio informativo allegato devono essere riportati in modo visibile, facilmente leggibile e indelebile: 

  • i dati identificativi del prodotto: tipo ( marca, modello, articolo, lotto, codice a barre), o eventualmente partita di prodotti di cui fa parte (Art. 104, comma 4, lettera a), D.Lgs 206/2005);
  • il marchio di fabbrica o il marchio commerciale o la denominazione e/o ragione sociale ed indirizzo del produttore/rappresentante del produttore e, se questi non hanno sede nella CE, del responsabile dell’immissione sul mercato della UE;
  • le avvertenze e le indicazioni delle precauzioni d’uso appropriate per ridurre i rischi inerenti all'utilizzazione, quali sono previsti nei requisiti essenziali, la cui conoscenza ed osservanza sono indispensabili per un impiego conforme alla destinazione ed esente da pericolo (All. IV, D. Lgs. 313/1991);  
  • le avvertenze e le istruzioni d’uso devono essere riportate in lingua italiana (Art.5, comma 3, D.Lgs. 313/1991); 

se tali dati e informazioni non sono riportati sul prodotto, occorre richiamare l’attenzione del consumatore sull’utilità di conservarli.

Definizioni e ambito di intervento delle Camere di Commercio. 

Sono considerati giocattoli e quindi ricompresi nella disciplina di settore "i prodotti progettati o destinati, in modo esclusivo o meno, a essere utilizzati perfini di gioco da bambini di eta' inferiore a 14 anni" (art. 1 c. 1 del D.Lgs. 54/2011).

Sono esclusi dall’ambito di applicazione del D.Lgs. 54/2011 i seguenti prodotti, elencati nell’allegato I:

1. Decorazioni e addobbi per festività e celebrazioni.

2. Prodotti destinati a collezionisti adulti, purché il prodotto o il suo imballaggio rechino un’indicazione chiara e leggibile che si tratta di un prodotto destinato a collezionisti di età 14 anni e superiore. Esempi di questa categoria: a) modelli in scala fedeli e dettagliati, b) kit di montaggio di dettagliati modelli in scala, c) bambole folcloristiche e decorative e altri articoli analoghi, d) repliche storiche di giocattoli, e e) riproduzioni di armi da fuoco reali.

3. Attrezzature sportive, compresi pattini a rotelle, pattini in linea e skateboard destinati a bambini aventi una massa corporea superiore a 20 kg. 

4. Biciclette con un’altezza massima alla sella di oltre 435 mm, misurata in verticale dal suolo alla superficie superiore della sella con la sella in posizione orizzontale e regolata con il tubo reggisella posizionato alla profondità. 

5. Monopattini e altri mezzi di trasporto progettati per lo sport o che sono destinati a essere utilizzati per spostamenti sulla pubblica via o su percorsi pubblici.

6. Veicoli elettrici destinati a essere utilizzati per spostamenti sulla pubblica via, su percorsi pubblici o sui marciapiedi degli stessi.

7. Attrezzature nautiche da utilizzare in acque profonde e dispositivi per imparare a nuotare destinati ai bambini, come salvagenti a mutandine e ausili per il nuoto.

8. Puzzle di oltre 500 pezzi. 

9. Fucili e pistole a gas compresso – eccetto i fucili ad acqua e le pistole ad acqua – e gli archi per il tiro con l’arco di lunghezza superiore a 120 cm. 

10. Fuochi d’artificio comprese le capsule a percussione non progettate specificamente per i giocattoli. 

11. Prodotti e giochi con dardi appuntiti, quali giochi di freccette con punte metalliche

12. Prodotti educativi funzionali, quali forni, ferri da stiro o altri prodotti funzionali elettrici alimentati con tensione nominale superiore a 24 volt venduti esclusivamente per essere utilizzati a fini didattici, sotto la sorveglianza di un adulto. 

13. Prodotti destinati a essere utilizzati per scopi educativi nelle scuole e in altri contesti pedagogici sotto la sorveglianza di un educatore adulto, come ad esempio le apparecchiature scientifiche. 

14. Apparecchiature elettroniche quali PC e console di gioco usate per accedere a software interattivi e le relative periferiche, qualora le apparecchiature elettroniche o le relative periferiche non siano espressamente concepite per i bambini e ad essi destinate e non abbiano in sé un valore ludico come PC, tastiere, joystick o volanti appositamente progettati. 

15. Software interattivi destinati al tempo libero e all’intrattenimento, come giochi elettronici per PC e i relativi supporti di memorizzazione quali i CD. 

16. Succhietti per neonati e bambini piccoli. 

17. Apparecchi di illuminazione attrattivi per i bambini. 

18. Trasformatori per giocattoli. 

19. Accessori moda per bambini non destinati ad essere usati a scopo ludico.

 

Il decreto non si applica (art. 1 c. 2 del D.Lgs. 54/2011)

a) alle attrezzature per aree da gioco per uso pubblico;

b) alle macchine da gioco automatiche, a moneta o no, per uso pubblico;

c) ai veicoli-giocattolo con motore a combustione;

d) alle macchine a vapore giocattolo;

e) alle fionde e alle catapulte.

 

Legislazione di riferimento.

Tutte le disposizioni legislative sotto richiamate si intendono nel testo vigente come completate dalle successive modifiche e integrazioni alle stesse.

 

Normative comunitarie. 

DIRETTIVA 88/378/CEE del consiglio del 3 maggio 1988 relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti la sicurezza dei giocattoli.

DIRETTIVA 2001/95/CE del parlamento europeo e del consiglio del 3 dicembre 2001 relativa alla sicurezza generale dei prodotti.

 

Normative nazionali. 

D.Lgs. 11/4/2011 n. 54 Attuazione della direttiva 2009/48/CE sulla sicurezza dei giocattoli.

D.Lgs. 27/9/1991 n. 313 - Attuazione della Direttiva n. 88/378/CEE relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti la sicurezza dei giocattoli, a norma dell'Art. 54 della L. 29 dicembre 1990, n. 428.

D.Lgs. 6/9/2005 n. 206 - Codice del consumo, Artt. 102 – 113.

Altre normative applicabili ai giocattoli sono:

  • Direttiva 2005/84/CE restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi - ftalati nei giocattoli e negli articoli di puericultura
  • D.M. 20/3/2008 Recepimento della Direttiva 2005/84/CE, relativa alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi nei giocattoli e negli articoli di puericultura.
  • Direttiva 1999/5/CE riguardante le apparecchiature radio e le apparecchiature terminali di telecomunicazione, con applicazione ai giocattoli radiocomandati
  • D.Lgs. 9/5/2001, n. 269 Attuazione della Direttiva 1999/5/CE riguardante le apparecchiature radio, le apparecchiature terminali di telecomunicazione ed il reciproco riconoscimento della loro conformità.
  • Regolamento 1907/2006 REACH, con applicazione ai requisiti sul benzene, nickel, ftalati, azocoloranti, cadmio.

 

Norme armonizzate.  

Si riportano le norme armonizzate che, se applicate volontariamente dal fabbricante, garantiscono presunzione di conformità dei giocattoli:

EN 71-1 — Parte 1: Proprietà  fisiche e meccaniche.

EN 71-2 — Parte 2: Infiammabilità.

EN 71-3 — Parte 3: proprietà chimiche -migrazione di alcuni elementi.

EN 71-4 — Parte 4: Set sperimentali per chimica e attività connesse.

EN 71-5 — Parte 5: Giochi chimici (set), esclusi i set sperimentali per chimica.

EN 71-6 .    Parte 6:simbolo grafico per l’etichettatura di avvertimento sull’età.

EN 71-7 — Parte 7: Pitture a dito — Requisiti e metodi di prova.

EN 71-8 — Parte 8: Altalene, scivoli e giocattoli di attività similari ad uso familiare per interno ed esterno.

EN 71-9 -     Composti chimici e organici-requisiti.

EN 71-10     Composti chimici organici-preparazione del campione ed estrazione.

EN 71-11     Composti chimici e organici-metodi di analisi.

EN 62115 – Proprietà elettriche dei giocattoli.

Ultimo Aggiornamento: 08/02/2017

Etichettatura energetica

L’etichettatura energetica degli elettrodomestici, prevista dalla normativa nazionale e comunitaria ha la funzione di informare i consumatori circa il consumo di energia e di altre risorse essenziali (come, ad esempio, l’acqua) da parte del prodotto offerto in vendita: viene così offerta la concreta possibilità di perseguire un impiego più razionale delle risorse energetiche, favorendone il risparmio e contribuendo nel contempo ad una riduzione dell’inquinamento atmosferico. La possibilità, grazie all’etichettatura energetica, di orientare le scelte d’acquisto verso modelli dai minori consumi, con prestazioni migliori, fornisce inoltre un ulteriore stimolo allo sviluppo tecnologico dei prodotti offerti in commercio.

La più recente normativa di riferimento in materia è la Direttiva 2010/30/UE del 19 maggio 2010, concernente l’indicazione del consumo di energia e di altre risorse dei prodotti connessi all’energia, mediante l’etichettatura ed informazioni uniformi relative ai prodotti: tale norma, che ha aggiornato la disciplina in materia, fa espresso rinvio a successivi Regolamenti delegati, sempre di emanazione comunitaria, alcuni dei quali (al momento della stesura di questo opuscolo) non ancora completamente in vigore, ed altri ancora in fase di emanazione.

In attuazione delle Direttiva comunitaria è stato emanato in Italia il d.lgs. 28 giugno 2012 , n. 104, che detta peraltro la disciplina in materia di vigilanza sull’applicazione della normativa, prevedendo espressamente, all’articolo 4, che il Ministero dello Sviluppo Economico si avvalga a tal fine anche della collaborazione delle Camere di Commercio, in quanto titolati della funzione di vigilanza e controllo sui prodotti ai sensi della Legge n.580/93, e stabilendo una serie di sanzioni amministrative, da 500 a 40.000 Euro, a carico dei fornitori e dei distributori per violazioni, a vario titolo, di questa normativa. 

 

IL RUOLO DELLA CAMERA DI COMMERCIO

Aldilà delle necessarie funzioni di polizia amministrativa esercitate al fine di assicurare l’effettivo rispetto delle norme in materia di etichettatura energetica, sia a tutela dei consumatori, sia a garanzia di una corretta ed ordinata concorrenza tra imprese, la camera di Commercio si propone di svolgere principalmente una funzione di informazione, sensibilizzazione e affiancamento dei soggetti variamente coinvolti.

In quest’ottica, la Vigilanza Prodotti della Camera di Commercio si prefigge di offrire – tra le prime in Italia – uno strumento pratico ed intuitivo che consenta ai consumatori, alle imprese e agli altri soggetti istituzionali, di orientarsi tra i recenti aggiornamenti intervenuti in materia, in parte ancora in fase di implementazione: l'opuscolo è disponibile alla sezione Documenti di questa paginìa.

Ultimo Aggiornamento: 08/02/2017